Genova nel mondo dopo il crollo del Ponte

Pubblicato su Il Secolo XIX 14 settembre 2018

La tragedia del Ponte Morandi ha riempito i notiziari, i giornali e l’informazione web e social di tutto il mondo. In Italia si stimano in 220.000 i messaggi sull’argomento mentre all’estero, nelle principali lingue (inglese, francese, spagnolo e tedesco) ad oggi sono stati 55.000, in media 1800 al giorno con la punta di 15.000 il 14 agosto. E’ una situazione che ricorda molto il G8 del 2001. Anche allora Genova divampò suo malgrado sui giornali, i siti e nei notiziari di tutto il mondo, ma oggi le conseguenze si prospettano peggiori se la città e l’intero paese non riusciranno a dimostrare tutta la loro forza e capacità risolutiva. Ad un mese di distanza, nella comunicazione internazionale, dopo il cordoglio, la commozione e il sostegno, emergono generalizzazioni, stereotipi e scetticismi sulla nostra affidabilità con le inevitabili conseguenze sul piano dell’immagine e quindi degli investimenti, del turismo, della credibilità internazionale. Siamo sotto la lente di ingrandimento e ci troviamo ad un bivio: saremo capaci a risolvere, efficientemente ed efficacemente, oppure no?

Le migliaia di messaggi che ci riguardano si dividono in tre categorie: quelli neutrali che raccontano i fatti in sé, quelli che tendenzialmente o esplicitamente, a torto o a ragione, sono critici e negativi e, terza categoria, quelli in cui emerge la città con i suoi problemi ma anche con la sua dignità e carattere.

Ai primi tweet e news in lingua inglese di Al Jazeera e Reuter che hanno comunicato per primi la notizia bruciando i tempi ci sono stati rilanci e commenti a caldo. Moltissimi di solidarietà ma non pochi hanno tirato fuori la mafia, la corruzione, l’incapacità, fino ad arrivare al disprezzo. I messaggi di difesa per fortuna non sono mancati come ad esempio @EusebioPtolomeu che chiude un dialogo razzista nei nostri confronti con “Noto oggi come l’Europa denigri l’Italia e la Grecia trattandoli come paesi di serie B. Ma non si dimentichi che l’Europa esiste grazie a loro”.

Con il passare dei giorni e delle settimane agli articoli sempre assidui su siti e blog (75%) si aggiungono servizi e reportage anche di ampio respiro delle principali testate giornalistiche che cercano di inquadrare meglio la situazione. Il disastro del ponte passa in secondo piano e ciò che fa notizia all’estero, dai social (20%) ai media tradizionali (5%), è la litigiosità della politica italiana, i rischi di tracollo del sistema finanziario, le parole grosse, l’inclusione dell’Europa nelle dichiarazioni bellicose di questo o quel personaggio e la sfiducia nel sistema paese. Aujourd’hui en France è il più esplicito “Una sinistra partita di roulette russa giocata sulla testa degli automobilisti a causa dell’incompetenza”.

Anche i cittadini europei però si preoccupano. Il ministro tedesco dei trasporti reagisce escludendo ogni rischio (Berliner Zeitung 19 agosto) ma decine di tweet e post lo costringono ad un monitoraggio dei ponti entro l’anno.

Nel bailamme di migliaia di messaggi, la Genova che combatte spunta poco a poco fino ad un giorno preciso in cui esce un raggio di sole che spazza via tante amarezze grazie soprattutto ad una notizia che diventa virale in tutti i paesi e su tutti i mezzi di comunicazione. E’ la notizia che Renzo Piano regala la sua idea di ponte alla sua città.

Il 5 settembre il Times gli dedica un lungo servizio dal titolo “Piano forte” definendolo “indiscutibilmente il figlio più famoso di Genova dopo Cristoforo Colombo”, raccontando del regalo alla città e della contentezza dei cittadini e delle istituzioni di riceverlo. Nell’articolo emerge “l’orgoglio genovese, la volontà di ricostruire, lo spirito indomito che va oltre gli orizzonti”. Argomenti che in varie lingue via via vengono ripresi rendendo una immagine di Genova come città che pur travolta reagisce: “La città vuol credere che la catastrofe del Ponte Morandi non la metterà a terra ma le permetterà di realizzare le sue ambizioni. La forza di volontà e la sua “superbia” sono intatte” (Les Echos 3 settembre).

Sergio Di Paolo, presidente Words, dati Monitoring Emotion

By |2018-09-14T14:27:38+00:0017 settembre 2018|Sentiment Analysis|