Con il finire dell’anno, si moltiplicano uscite, analisi e dibattiti su cosa succederà al modo di intendere e di fare comunicazione di impresa nell’immediato futuro e allo stesso tempo cosa accadrà al modus operandi e agli skill professionali necessari delle nostre aziende e agenzie di settore.

Partiamo innanzitutto da una buona notizia: stiamo aprendo gli occhi. Non tutto quello che troviamo in internet è vero e ne siamo sempre più consapevoli. Brand, personaggi famosi e politici – da tempo alle prese con fake news – oggi si trovano ad affrontare le ancora più temibili “deepfake” (contenuti video generati dall’intelligenza artificiale e usati per indurre le persone a credere a eventi mai avvenuti). I software oggi disponibili in commercio sono infatti in grado di creare video incredibilmente realistici di cose mai avvenute. Tuttavia va da sé che gli utenti del digitale e i consumatori devono potersi fidare dei contenuti con i quali vengono in contatto; quindi per prima cosa nel 2023 dobbiamo aspettarci un aumento della richiesta di affidabilità e autenticità a cui i brand e i canali dei social media dovranno attenersi.

“La nostra massima priorità è proteggere la community di YouTube da contenuti dannosi preservando gli aspetti positivi di una piattaforma aperta. I contenuti da escludere includono disinformazione, incitamento all’odio e deepfake. La trasparenza, che è un valore fondamentale di Google e YouTube, è parte integrante del nostro lavoro di moderazione dei contenuti”, dichiara Tarek Amin, direttore di YouTube nel Medio Oriente e in Nord Africa, intervistato sul tema da Khoros&TalkWalker sui #socialmediatrends2023.

Community e comunità sono parole che si ritrovano spesso nei ragionamenti sul marketing digitale del prossimo futuro che vede nella creazione (o nei tentativi di creazione) di community la possibilità di avere consumatori più fedeli, stimolati e coinvolti. I brand, dunque, dovranno puntare a conoscere più approfonditamente gli “ecosistemi” (espressione sempre più diffusa anche fuori dagli ambiti ecologici) dei loro consumatori per comprendere esattamente cosa pensano, cosa condividono, chi li sta aiutando nelle loro decisioni. Per generare contenuti autentici e relazioni vere tutti noi saremo coinvolti nella costruzione di community: influencer di qualsiasi livello, imprenditori, dipendenti diventati paladini della propria impresa, comuni consumatori saranno coinvolti nelle community dei brand per generare relazioni tangibili e contenuti sinceri. Di fatto un ritorno alle origini dal momento che è dalla preistoria (o giù di lì) che l’uomo è consapevole di quanto sia importante la forza di una comunità (per sopravvivere, per difendersi, per crescere, per conoscere, eccetera).

Tra IOT, AR e VR (internet delle cose, realtà aumentata, realtà virtuale), si sta facendo strada un concetto ancora più interessante che viene definito “internet dei sensi”. Oggi la tecnologia interagisce principalmente con due sensi: la vista e l’udito. Secondo uno studio Ericsson, entro il 2025 la tecnologia avanzata consentirà un utilizzo completo di internet attraverso i cinque sensi ed entro il 2030 si arriverà alla capacità di comunicare digitalmente i pensieri.

Secondo questa ricerca – che approfondisce i “10 hot consumer trends 2030” – a breve tutti indosseremo occhiali AR leggeri e alla moda, in grado di tradurre istantaneamente le lingue, di controllare i suoni intorno a noi e di percepire digitalmente odori, sapori, consistenze e temperature. Questo mondo digitale multisensoriale richiederà, da un lato livelli molto avanzati di automazione e connettività, dall’altro la capacità delle imprese di tradurre la propria comunicazione attraverso un approccio creativo multicanale e multiformato. Non si tratta solo di stimolare i consumatori in modi nuovi e interattivi, ma di creare esperienze digitali sempre più accessibili e immersive, anche attraverso soluzioni di gamification.

In corso di dibattito è anche il futuro del metaverso. Tra sostenitori e detrattori, quel che è certo è che c’è chi ci sta investendo sopra davvero tanto. Non solo Facebook con il suo rebrand Meta, ma anche leader tecnologici come Microsoft e Tencent. Nei prossimi anni, capiremo chi ha vinto la scommessa e chi ha abbandonato la gara. Di sicuro, non saranno le imprese sviluppatrici, ma gli utilizzatori che decreteranno quali sono i metaverso vincenti  e quali quelli perdenti. Chi prenderà parte a questa sfida? Quali visioni? Quali soluzioni?

Infine – anche se sui nuovi trend della comunicazione potremmo continuare a scrivere per ore e giorni (forse ci converrà farlo nel metaverso dove, grazie agli NFT, potremmo comprare del tempo e continuare all’infinito!) – chiudo con un’altra buona notizia. Questa volta ce la segnala statista.com ed è davvero una buona notizia. Tra i temi che sono prepotentemente saliti all’attenzione di tutti c’è il tema della sostenibilità ambientale. Cittadini, clienti, consumatori sempre più chiedono prodotti, servizi, soluzioni compatibili con l’ambiente in risposta ai cambiamenti climatici e all’aumento della temperatura globale.

La partita non la vincono tuttavia le imprese che fanno propri questi valori a parole, ma solo chi le fa diventare prima azioni concrete e poi parole e valori da trasmettere. Siamo pronti?

Questo articolo è stato Pubblicato su Genova Impresa a dicembre 2022.